Tutta la verita' sulla tortura delle pecore australiane e su Benetton

di Peta - Animalisti Italiani
GiovedÏ, 16 dicembre 2004


DOSSIER

COSA SI NASCONDE DIETRO LA PRODUZIONE DELLA LANA IN AUSTRALIA

DICEMBRE 2004

Elaborato a cura degli Animalisti Italiani, l'utilizzo e' consentito citando la fonte.

COSA SI NASCONDE DIETRO LA PRODUZIONE DELLA LANA IN AUSTRALIA?
La maggioranza delle persone non sa che le pecore tosate per ottenere la lana vengono barbaramente mutilate e gli agnelli sono castrati senza l'uso di alcun anestetico. Quando le pecore non sono pi— utilizzate per la lana vengono inviate soprattutto in Medioriente, stivate nelle navi da trasporto per miglia e miglia, con qualunque condizione meteorologica, con una ridottissima possibilita' di accedere a cibo ed acqua e successivamente vengono abbattute ancora coscienti. Il maggior quantitativo della lana mondiale arriva dall'Australia e Nuova Zelanda, luoghi in cui le pecore sono sottoposte alla raccapricciante procedura chiamata "mulesing" che consiste nel tagliare con le forbici, senza alcuna anestesia, una parte del tessuto intorno alla coda.
Questa ripugnante pratica viene effettuata con lo scopo di creare una zona cutanea morbida e liscia che si suppone dovrebbe impedire l'infestazione delle larve, ma la sanguinolenta ferita, cosÏ esposta, si infetta prima di cicatrizzare. Anche i testicoli e la coda, vengono rimossi senza alcuna anestesia. Milioni di pecore da lana provenienti dall'Australia e Nuova Zelanda, vengono uccise in medio oriente dopo aver sopportato massacranti viaggi di settimane e settimane, stipate a bordo delle navi e sottoposte al rischio di molte malattie e ad ogni condizione meteorologica. Nelle navi spesso la temperatura supera i 40 gradi, per giorni interi. Con queste condizioni di trasporto molti animali si ammalano, rimangono bloccati tra le sbarre, e impossibilitati a muoversi e a raggiungere il cibo e l'acqua, rimangono soffocati o calpestati dagli altri.
Pecore malate o ferite stramazzano a terra e ancora coscienti, spesso, vengono gettate in mare dove annegano o sono mangiate dagli squali. Quando gli animali sopravvissuti arrivano a destinazione, sono sottoposti ad incredibili maltrattamenti che in Australia, Nuova Zelanda ed Usa sarebbero perseguiti penalmente.
Alle pecore vengono legate tutte e 4 le zampe e spinte sui camion. Pi— tardi vengono sgozzate e mattate attraverso la macellazione rituale, ancora coscienti.

Quando le pecore muoiono o collassano in mare aperto, vengono gettate direttamente in un tritacarne e in alcuni casi ciÚ avviene quando queste sono ancora vive !" Questa la testimonianza di un lavoratore imbarcato sulla "Cormo Express", la nave che rimase in mare per almeno due mesi con a bordo 50.000 pecore.

BOICOTTIAMO LA LANA AUSTRALIANA

L'Australia Ë al primo posto nel mondo per l'allevamento di ovini.
Ma pi— di tre quarti degli australiani si sono opposti all'esportazione degli animali vivi e pi— di 110.000 cittadini hanno sottoscritto una petizione per bandire l'esportazione delle pecore vive.

Il colosso americano dell'abbigliamento e accessori "Abercrombie & Fitch" ha bloccato l'utilizzo e l'acquisto di lana che provenga da pecore australiane barbaramente mutilate attraverso la pratica del "mulesing" e cosÏ maltrattate.

Se altri importanti industrie e compagnie si rifiutassero di acquistare la lana ottenuta con questo tipo di pratiche, sicuramente tutto il comparto di produzione della lana australiana si vedrebbe costretto ad abbandonare questa crudele ed incivile forma di maltrattamento.

Attualmente l'Australia alleva pi— di 100 milioni di pecore.
Nel 2003 vi erano in Australia circa 98.2 milioni di ovini, con una produzione di 545.000 tonnellate di lana e 41.000 tonnellate di carne di agnello e montone. Circa metý della lana australiana Ë prodotta negli stati del Nuovo Galles del Sud e dell'Australia Occidentale, mentre lo stato di Victoria Ë il maggiore produttore di carne.

L'Australia produce il 30% della lana utilizzata in tutto il mondo e il 50% della lana di pecore merino *.

IMPORTAZIONE DI LANA AUSTRALIANA IN ITALIA

Le maggiori esportazioni Australiane in Italia nel 2002-2003 consistevano in circa due miliardi di dollari australiani **. Per quanto riguarda l'interscambio commerciale dell'Italia con l'Australia, i principali settori dell'importazione sono rappresentati dagli animali vivi e dai prodotti di origine animale, tra questi il principale Ë quello della lana.
Relativamente alle esportazioni dall'Australia verso l'Italia si puÚ evidenziare un calo delle vendite della lana dal 1997***.

ESPORTAZIONE LANA AUSTRALIANA IN ITALIAŸ

ANNO

1997/98
1998/99
1999/00
2000/01
2001/02

MILIONI DI DOLLARI AUSTRALIANI
730.93
476.563
589.856
765.091
595.42.00


(Ÿ Fonte: elaborazione ICE su dati Australian Bureau of Statistics )

Nell'anno 2001-2002 il calo rispetto a quelle dell'anno precedente Ë quantificabile da 765,091 milioni di dollari australiani a 595,42 milioni di dollari australiani ** .

Mentre nel 2001 l'Italia ha importato 412 milioni di euro di lana Australiana (cambio calcolato al 7/12/04) ***.


* Dati: Australian Bureau of Statistics.

** Dati: sito www.ice.gov.it , Congiuntura economica australiana 2002.

*** Dati: Bollettino della Comunitý Scientifica in Australasia del giugno 2004.
Il 6/12/2004 l'Ansa ha riportato la notizia che una balla di 91 chili di lana merino con la fibra di appena 11,8 micron, prodotta sulle montagne in provincia di Canberra , Ë stata pagata 136 mila euro dalla ditta Italiana Loro Piana. La cifra pagata Ë circa 150 volte il prezzo normale, questo per assicurarsi la balla pi— pregiata che servirý per confezionare circa 50 abiti che avranno un prezzo di oltre 8600 euro.


Tavola 1: Principali prodotti australiani esportati in Italia nel 2001(dati del Bollettino della Comunitý Scientifica in Australasia del giugno 2002).

PECORE MERINO

La maggior parte delle pecore utilizzate per la lana in Australia sono di razza merino. Le pecore merino sembrano originarie della Siria, da dove vennero esportate in Mauritania e successivamente in Spagna, ai tempi della dominazione araba. Nel 1788, su commissione del Governo Olandese vennero esportate in Sud Africa e pare che proprio da questo paese intorno al 1780 vennero introdotte anche in Australia. Specificamente allevate per la loro tipica pelle a "pieghe", sono state selezionate nel tempo, proprio perchÈ questa caratteristica, sempre pi— esasperata, Ë in grado di far produrre pi— lana per ogni singolo esemplare rispetto alle altre razze ovine. Infatti, questa razza, produce mediamente dieci chili di lana contro i due chili delle altre pecore.

Questa eccessiva quantitý di lana puÚ anche arrivare a causare il collasso e la conseguente morte degli animali, soprattutto nelle stagioni calde. Inoltre, all'interno delle innumerevoli pieghe cutanee in cui si trattiene l'umiditý, molti insetti trovano l'ambiente adatto per deporre le loro uova e le larve possono anche arrivare a mangiare letteralmente vive le pecore. Per questa caratteristica cutanea, nella regione genitale Ë pi— facile che le feci e le urine vengano trattenute all'interno delle pieghe e possano causare infezioni e terreno fertile per le infestazioni degli insetti.

Il marchio "Australian Merino Wool", apposto sui prodotti in pura lana vergine australiana, Ë rilasciato dall' "Istituto International Wool secretariat", titolare anche del marchio "Woolmark", che "garantisce", a suo modo, l'utilizzo di lane merino australiane di pregiata qualitý.
Ma a quale prezzo per gli animali ?

Nel 1987 un montone merino Ë stato venduto in Australia al costo di tredicimila mila euro, il prezzo pi— alto mai pagato finora per una pecora.
"MULESING"

Gli allevatori australiani, per ovviare all'infestazione delle pecore da parte degli insetti, soprattutto nella regione intorno alla coda, intervengono con la pratica del "mulesing".

Per effettuare il "mulesing" le pecore vengono innanzi tutto riverse sul dorso, con le gambe bloccate da sbarre metalliche e, successivamente, senza alcun tipo di anestetico, con un paio di forbici, viene tagliato via il tessuto nell'area intorno alla coda, creando cosÏ una lesione delle dimensioni di un piatto da tavola, al fine di ottenere una zona in cui la cute sia liscia e morbida per impedire l'annidamento degli insetti. Paradossalmente una cosÏ ampia e sanguinolenta lesione, offre invece un ottimo terreno all'infestazione degli insetti, prima che la ferita faccia in tempo a cicatrizzare. Oltretutto una lesione esposta e di cosÏ grandi dimensioni lesione spesso si infetta gravemente.

In Inghilterra, quinto paese produttore di lana al mondo, non si utilizza questo metodo perchÈ ritenuto crudele e oltretutto inutile. Il Ministro dell'Agricoltura e Foreste della Nuova Zelanda ha condannato il "mulesing" perchÈ considerata una pratica doppiamente dolorosa: nel momento in cui si effettua e per tutta la fase di cicatrizzazione (MAF 1996,ß 7.1.3). Occorrono infatti, dai 22 ai 30 giorni per la cicatrizzazione (Fell and Shutt 1989, Chapman et al. 1994). Il Dr. John Auty, veterinario del Dipartimento Australiano delle Industrie, in qualitý di assistente del Direttore del Dipartimento della Salute Animale, ha dichiarato che: "..... il "mulesing" equivale allo scuoiamento di una parte dell'animale e il dolore che la pecora prova sarý persistente per settimane e mesi successivi". I ricercatori hanno misurato il livello di cortisolo plasmatico e salivare, riconosciuto come indicatore di stress, in 63 pecore merino sottoposte al "mulesing" ed hanno concluso che, la procedura Ë risultata essere la pi— stressante e dolorosa rispetto a tutte le altre procedure a cui gli animali vengono sottoposti in allevamento, comprendendo tra queste: la castrazione, la caudectomia, il trasporto, la tosatura etc. (Fell and Shutt 1988). E' stato inoltre dimostrato che per pi— di 113 giorni successivi alla mutilazione, le pecore presentano comportamenti stress-relativi quali anomale posture, rifiuto del cibo, di sdraiarsi o di pascolare (Fell and Shutt 1989).

E' stato stimato che in Australia, approssimativamente tra il 60 e l'80% delle pecore merino, sono sottoposte alla pratica disumana del mulesing, un totale circa 82 milioni di animali (Beck et al., 1985). Il rimanente 20-40% della popolazione delle pecore, per ovviare alle infestazioni da insetti, viene trattato con efficacia con metodi diversi: insetticidi, vaccinazioni, repellenti ad uso topico, controllo degli insetti infestanti nell'ambiente, diminuzione del numero degli animali in ambienti ridotti, diete specificamente studiate, regolari tosature e spazzolatura.
Il Professor Peter Singer, insegnante di filosofia etica e morale, australiano e famoso per il suo libro "Liberazione Animale" diventato il testo di riferimento per il movimento animalista mondiale, ha dichiarato che: "E' certamente arrivato il tempo di trovare alternative al "mulesing", ma sembra che tutto questo non dipenda da noi esseri umani. Il punto Ë che non interessa a molti il dolore e la sofferenza che vengono inflitti alle pecore e che questa crudele pratica appare essere economica e conveniente". Singer ha inoltre sottolineato che incoraggerý le persone ad usare la lana solo nel caso in cui questa verrý prodotta senza alcun tipo di maltrattamento o dolore per gli animali.

CASTRAZIONE E CAUDECTOMIA

Poche settimane dopo la nascita, agli agnelli viene tagliata la coda con le forbici e anche in questo caso senza l'uso di alcun anestetico. I maschi vengono castrati tra la seconda e l'ottava settimana di vita senza anestesia e con metodi brutali. Ogni anno, centinaia di agnelli muoiono prima di raggiungere le otto settimane di vita a causa della loro esposizione alle intemperie o per inedia.
Le pecore adulte muoiono per malattie, mancanza di ripari e stalle e per la trascuratezza degli allevatori che non rispettano le minime necessitý fisiche ed etologiche delle pecore.

LA TOSATURA

Molte persone pensano che se l'uomo non tosasse le pecore queste morirebbero di caldo, soprattutto in alcune regioni. Ma senza l'interferenza umana, le pecore, come i cani, perderebbero il pelo in eccesso con l'arrivo della stagione calda. Inoltre, com'Ë noto, una certa quantitý di vello Ë in grado di isolare termicamente l'animale dal caldo e di mantenere costante la temperatura corporea. In Australia, le pecore vengono tosate all'inizio della primavera, appena prima di perdere naturalmente la lana in eccesso. La scelta del momento in cui effettuare la tosatura Ë ritenuto importante al fine di ottenere quanta pi— lana Ë possibile. Per questa ragione, regolarmente, le pecore vengono tosate quando le temperature sono ancora fredde e molte di loro, dopo la tosatura, muoiono a causa dell'esposizione alle intemperie e al freddo.
Inoltre, i tosatori sono pagati per il volume di lana che riescono a tagliare e non ad ore di lavoro, Ë quindi stato riscontrato che questi utilizzano maniere violente e sbrigative, senza alcuna cura per gli animali, al fine di ottenere quanta pi— lana Ë possibile nel pi— breve tempo.

ESPORTAZIONE DI PECORE VIVE

Ogni hanno l'Australia esporta circa 6.5 milioni di pecore vive. La maggioranza di queste sono le merino che non vengono pi— utilizzate per produrre la lana e quindi vengono esportate vive per essere utilizzate a scopi alimentari (Strong and Minchin 2003).
I trasporti avvengono su navi enormi con viaggi estenuanti che conducono le pecore verso il Medioriente e i Paesi arabi africani dove troveranno la morte con modalitý incivili e disumane. Com'Ë noto, infatti, la macellazione rituale prevede che gli animali vengano sgozzati e lasciati morire dissanguati senza alcun tipo di preventivo stordimento.
La percentuale di pecore che muore durante questi terribili trasporti in mare Ë superiore al 10% (Norris and Richards, 1989).
Nel 2000, 14.500 pecore morirono a causa dello stress, a bordo di una nave durante un viaggio verso il medio oriente, le carcasse furono gettate in mare.
Nell'estate del 2003, 50.000 pecore a bordo della "Cormo Express" proveniente dall'Australia, rimasero in mare per mesi perchÈ l'Arabia Saudita ne rifiutÚ lo sbarco a causa di una sospetta infezione virale di Ectima contagioso. Pi— di 5.500 animali morirono a causa della mancanza di cibo, acqua, delle temperature elevate, per lo stress, per malattie e ferite.
Dopo due mesi, furono accettate dall'Eritrea e lÏ condotte alla morte con la macellazione rituale.
Ma questo non Ë stato un incidente isolato. Secondo l' "Australian Marittime Safe Authority", le tragedie a bordo delle navi che esportano animali vivi, sono molto comuni. Giusto per fare due esempi: una insufficiente ventilazione ha causato la morte di 10.000 pecore sempre a bordo della "Cormo Express nel 1990 e nel 1996 a bordo della nave "Uniceb", il fuoco ha ucciso pi— di 67.000 pecore.
Su 145 viaggi in nave, muoiono in media 1000 pecore durante la traversata (Norris and Richards, 1989). Nel 2003 la mortalitý durante questi viaggi Ë stata del 9.82 %. Le cause della morte sono riconducibili principalmente allo stress che induce le pecore a non alimentarsi anche in presenza di cibo. I ricercatori hanno valutato che la metý dei decessi a bordo Ë causato dall'inedia. Inoltre, poichÈ a bordo di queste navi vi Ë la possibilitý che solo un certo numero di animali possa alimentarsi di volta in volta, la grande competizione che si scatena in questi momenti, genera l'ammassamento e la concentrazione degli animali in spazi ristretti causando la morte per soffocamento di alcuni soggetti. I ricercatori hanno valutato che questo evento si riscontra nel 31% dei casi di morte a bordo. La grande quantitý degli escrementi che si deposita nei lunghi tempi di percorrenza, aggiunta alle alte temperature che spesso raggiungono i 40 gradi costanti, addirittura "incolla" le pecore al pavimento e impedisce loro ogni tipo di movimento (Carleton 2003). E' molto frequente che in simili condizioni di sovraffollamento si manifestino infezioni, principalmente dovute alla salmonella (Norris 1990). E' stato inoltre calcolato che il 20% degli animali muore durante la fase in cui vengono fatti sbarcare. CiÚ avviene per la spossatezza causata dai lunghi viaggi e a causa dei maltrattamenti e le violenze che subiscono in questa fase. Spesso, infatti, durante lo sbarco le pecore vengono percosse con bastoni, spranghe, martelli e pungoli (Sidhom 2003). Recentemente, proprio in Australia, un' indagine ha rilevato che ben il 76% dei cittadini Ë contrario all'esportazione di animali vivi. Molti parlamentari Australiani si sono dichiarati contrari ai viaggi della morte. Lo scorso settembre, Verdi e Democratici Australiani, sostenuti da Accademici, attori, personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura, hanno chiesto ufficialmente al Governo Australiano di bandire l'esportazione di animali vivi.

L'INTELLIGENZA DELLE PECORE Nonostante i comuni e diffusi pregiudizi, le pi— recenti conoscenze dovrebbero suggerirci che le pecore, come tutti gli altri animali, provano emozioni e sono capaci di pensieri anche molto complessi e articolati.
Recentemente, da uno studio condotto dal "Babraham Institute" in Inghilterra, giunge la conferma scientifica delle capacitý intellettive e cognitive delle pecore.
Lo studio ha concluso che le pecore sono in grado di ricordare pi— di 50 differenti "volti" di pecora ed anche i volti delle persone a loro pi— familiari (Boivin et al. 1997, Kendrick et al 2001), per pi— di due anni. Inoltre Ë stato messo in evidenza che questi animali hanno esperienze emozionali e rispondono all'ambiente e agli stimoli allo stesso modo degli umani (Briggs 2001). Il Dott. Kendrick, dell'Istituto sopraccitato, ha sottolineato che esse sono capaci di riconoscere le persone e di reagire emotivamente in loro assenza.
E' stato inoltre dimostrato che le pecore sono in grado di ricordare i volti delle persone che hanno praticato loro il "mulesing" e che per questo, manifestano reazioni negative nei confronti delle stesse. CiÚ a dimostrazione anche, che il dolore e la negativa esperienza della mutilazione rimane impressa ed Ë in grado di generare avverse reazioni ( Chapman et al 2001) .
Una ragione in pi— per scoraggiare l'uso di pratiche violente negli allevamenti di pecore per la lana e per richiedere che questo prodotto animale, possa essere ottenuto senza la sofferenza ed il dolore di esse. E' inoltre importante ricordare che Ë possibile sostituire la lana con altre fibre che non vengono prodotte con lo sfruttamento e il maltrattamento degli animali.

Anno dopo anno, milioni di pecore soffrono a causa delle mutilazioni e delle terribili condizioni di trasporto a cui sono sottoposte. Il dolore e la morte causati da ambedue le pratiche devono essere immediatamente fermati. Nessuna proposta che sia volta a migliorare il "benessere degli animali", comunque soggetti alla mutilazione e ai trasporti, puÚ essere accettata. L'unica cosa da fare Ë riconoscerne l'efferatezza e bandirli categoricamente, dimostrando di essere in grado di compassione ed empatia verso questi animali che utilizziamo per gli umani interessi.

NB: Per ragioni di spazio la bibliografia Ë stata omessa. Per riceverla rivolgersi a Ilaria Ferri, Direttore Settori Cattivitý ed Ambiente Marino, chiamando in sede o scrivendo all'email: natiliberi@animalisti.it.