|
Deforestazione nel mondo |
| Le foreste
provvedono ad un Habitat di vitale importanza per migliaia di animali,
uccelli, e piante che non si trovano in nessun'altro posto nel Pianeta. In
particolare , le foreste tropicali e le foreste temperate, è dimostrato
che sono la principale ricchezza di biodiversità, così come per il cibo,
il reddito e nuove medicine per il mondo umano.
Ma se si continua con questo ritmo queste ricche foreste scompariranno velocemente dalla faccia della terra, sempre per mano degli umani. Ogni secondo, ogni giorno, un pezzo di terra grande come un campo da calcio viene depauperato e reso inaccessibile. Questo vuol dire che 86.400 campi da calcio o più di 31 milioni di campi da calcio ogni anno subiscono il disboscamento per mano umana. E se scompaiono le foreste, così scompariranno anche gli animali, gli uccelli, e le piante che vi abitano - con drammatici cambiamenti di aspetto e clima del Pianeta. Le Organizzazioni Non
Profit che finanziamo hanno protetto ad oggi più di 240.000 Ettari di
Foresta nell'America Latina e nei Caraibi. ALTRI DISASTRI DELLA DEFORESTAZIONE:
CONFLITTI IN ZONE MONTANE - UNA SITUAZIONE A RISCHIO PER LO SVILUPPO
SOSTENIBILE I conflitti fra paesi a monte e paesi a
valle possono essere generati anche dai diversi modelli di sfruttamento
del territorio, che indirettamente incidono sullo sviluppo del corso del
fiume e sui processi geomorfologici correlati. Kenya Lo sfruttamento intensivo di risorse rinnovabili ha più volte innescato scontri intestini e ha contribuito in modo decisivo alle ostilità degli anni '90; la situazione è sfociata negli odierni crimini di guerra, nei massacri e nel genocidio. Negli altipiani del Kenya la deforestazione, lo sfruttamento eccessivo dei pascoli, l'erosione del suolo e la siccità hanno provocato una drastica riduzione della produzione alimentare a partire dalla fine degli anni '80. Per gli stessi motivi la produzione di caffè, il raccolto più remunerativo del Kenya, è scesa del 30% dal 1989 al 1992. Bolivia, Colombia e Perù Allo stesso modo, praticamente tutte le foglie di coca per la produzione di cocaina e crack si coltivano nel triangolo bianco delle regioni andine di Bolivia, Colombia e Perù. Il commercio di stupefacenti è causa di devastazioni ambientali e culturali: deforestazione delle aree collinari, diminuzione della fertilità del suolo e inquinamento idrico, per non parlare della tossicodipendenza, dell'aids e della violenza fra i signori della droga rivali (DENNISTON 1995, 44). In Colombia, ad esempio, è in corso una guerra endemica fra i guerriglieri di sinistra, la mafia della droga e altri gruppi paramilitari. Nel 1993, secondo American Watch, in media 11 persone al giorno sono state uccise per motivi politici, e la morte per arma da fuoco è diventata la causa di decesso più comune fra la giovane popolazione maschile colombiana. Tibet Decimazione della fauna selvatica in Tibet Prima dell’invasione cinese in Tibet era rigorosamente vietata la caccia agli animali selvatici. I Cinesi non hanno rispettato questo divieto ma hanno anzi attivamente incoraggiato lo sterminio degli animali rari o in via di estinzione. Il leopardo delle nevi, per fare un esempio, è cacciato per la sua pelliccia, venduta a prezzi elevatissimi sul mercato internazionale. I permessi per cacciare l’antilope tibetana oppure l’argali , un raro tipo di pecora selvatica, costano rispettivamente 35.000 e 23.000 dollari americani. La carne delle antilopi, delle gazzelle e degli yak selvatici è venduta nei mercati cinesi e anche europei. Deforestazione In nome dello "sviluppo", più di 70.000 cinesi sono addetti al taglio indiscriminato delle piante secolari che costituiscono le ricche foreste delle regioni orientali e meridionali del territorio tibetano. La medesima situazione è riscontrabile in altre aree del Tibet, quali Markham, Gyarong, Nyarong e alcune zone del Kham e del Kongpo. La superficie boschiva del Tibet che, nel 1959, si estendeva su 25.2 milioni di ettari, nel 1985 si era ridotta a soli 13.57 milioni di ettari, pari alla distruzione del 46% delle foreste. La deforestazione è ancora drammaticamente in atto e si calcola che, ai nostri giorni, l’80% delle foreste siano state abbattute. Radio Lhasa ha dato notizia che solo tra il 1959 e il 1985 la vendita del legname ha fruttato alla Cina più di 54 miliardi di dollari americani. Ancora oggi, più di 500 automezzi carichi di legname tibetano lasciano la località di Gonjo, nel Kham, diretti verso la Cina, ma a volte accade che, per incuria e cattiva organizzazione, molti carichi vengano abbandonati lungo la strada, dimenticati nei capannoni oppure marciscano nell’acqua, lungo le rive dei fiumi. Il rimboschimento è minimo e spesso senza successo a causa della poca cura prestata alle giovani piante. Effetti della deforestazione Erosione del suolo e inondazioni: La massiccia deforestazione, il proliferare delle miniere e una politica agricola basata sullo sfruttamento intensivo dei campi contribuiscono ad aumentare l’erosione del suolo. Il fango che si riversa nei fiumi che scendono dall’altopiano tibetano (l’Indo, il Brahmaputra, il Sutley, il Mekonk, il Fiume Giallo e lo Yangtse) scende nei paesi a valle innalzando il letto dei fiumi e causando devastanti inondazioni che, a loro volta, provocano estese slavine. Di conseguenza, si riduce l’estensione delle terre coltivabili con gravi danni per l’economia di milioni di persone. Secondo gli esperti, le frequenti inondazioni che si verificano nel Bangladesh sono in diretta relazione con la deforestazione attuata in Tibet, nella parte superiore dei fiumi. Effetti climatici a livello globale: Il ruolo dell’Altopiano Tibetano sul sistema climatico del globo è rilevante. Gli scienziati hanno evidenziato una correlazione tra la vegetazione spontanea del Tibet e la regolarità dei monsoni. Le piogge monsoniche, indispensabili per la sopravvivenza delle regioni dell’Asia meridionale, costituiscono il 70% delle piogge che ogni anno cadono in l’India. Tuttavia, un monsone troppo violento è causa di immani calamità naturali. Alcuni scienziati, tra i quali ad esempio lo statunitense Elman Reiter, hanno dimostrato che l’ambiente dell’Altopiano esercita una diretta influenza sui cosiddetti "jet streams", i venti d’alta quota che soffiano sul Tibet, che, a loro volta, sono la causa dei tifoni che si scatenano sull’oceano pacifico e del fenomeno conosciuto come "El Nino", una corrente calda che rimescola le acque dell’oceano ed ha causato la distruzione della catena alimentare marina danneggiando l’economia delle zone costiere della California, del Peru e dell’Ecuador. Contemporaneamente, paesi quali la Nuova Zelanda, l’Indonesia, l’Australia, l’India e il Sud Africa hanno attraversato un periodo di terribile siccità. Cattiva amministrazione agricola: Nel corso degli anni ’60, il governo cinese ha introdotto, in Tibet, in campo agricolo, alcune riforme che hanno portato il paese alla carestia. La sovrapproduzione e lo sfruttamento agricolo intensivo hanno inoltre causato la scomparsa di molte erbe medicinali e di piante commestibili e hanno distrutto gli esemplari che costituivano la riserva di cibo invernale per gli animali selvatici. Questa politica agricola sconsiderata ha fatto sì che il suolo venisse eroso sia dal vento sia dall’acqua dando avvio ad un processo di desertificazione. Secondo dati forniti dal governo cinese, in Cina e in Tibet la desertificazione per opera di interventi umani interessa una superficie pari a circa 120.000 chilometri quadrati di territorio. Le autorità cinesi obbligano gli agricoltori tibetani a comperare e usare fertilizzanti chimici e insetticidi. I contadini sostengono che questi fertilizzanti sono estremamente pericolosi sia per il raccolto che per l’ambiente. IL TRASFERIMENTO DELLA POPOLAZIONE Uno dei più gravi pericoli che minacciano il popolo tibetano, la sua cultura e l’ambiente è costituito dal massiccio trasferimento nel paese, soprattutto in questi ultimi anni, di personale civile e militare cinese. Ai nostri giorni, i sei milioni di tibetani residenti sono sopravanzati numericamente da sette milioni e mezzo di cinesi. A Lhasa, il rapporto tra tibetani e cinesi è di due a uno. In seguito a questo trasferimento di popolazione, i tibetani sono stati emarginati in campo economico, educativo, politico e sociale e la tradizionale e ricca cultura tibetana sta rapidamente scomparendo. In Tibet, sotto il regime totalitario cinese, i "progetti di sviluppo" non tengono in alcun conto i parametri di Valutazione di Impatto Ambientale. Inoltre, questi "progetti di sviluppo" favoriscono solo gli immigrati cinesi e incoraggiano il loro insediamento nel paese relegando i tibetani a una posizione di cittadini di seconda classe nella loro stessa patria, e, di conseguenza, violando i diritti fondamentali del popolo tibetano garantiti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite. LA CENTRALE IDROELETTRICA DELLO YAMDROK TSO Il più assurdo e catastrofico, dal punto di vista ambientale, dei cosiddetti "progetti di sviluppo" cinesi è costituito dalla costruzione della centrale idroelettrica di Yamdrok Tso (il lago Yamdrok), a circa un centinaio di chilometri da Lhasa. A causa di questo progetto, il lago, che i Tibetani considerano sacro, è destinato a scomparire. Nel 1993, tutte le sorgenti d’acqua potabile della zona si sono prosciugate e i contadini Tibetani sono stati costretti a bere l’acqua del lago. Ciò ha causato gravi problemi alla loro salute quali diarrea, perdita di capelli e malattie della pelle. A causa del progetto, i Tibetani della zona hanno inoltre perduto, in modo irreversibile, il 16% della terra coltivabile. LO SFRUTTAMENTO DELLE RISORSE MINERARIE In Tibet, lo sfruttamento intensivo delle risorse minerarie è iniziato negli anni ’60. Il governo cinese ha enormemente intensificato l’estrazione di borace, cromo, sale, rame, carbone e uranio per garantire le materie prime necessarie allo sviluppo industriale. Ai nostri giorni, nei distretti di U-Tsang e di Amdo, esistono numerose miniere sia pubbliche sia private. L’aumento delle attività minerarie riduce ulteriormente la vegetazione e fa aumentare il pericolo di frane, l’erosione del suolo, l’inquinamento dei torrenti e dei fiumi oltre a danneggiare l’habitat degli animali selvatici. La metà delle riserve di uranio della terra si trova nelle montagne attorno a Lhasa. In Tibet si trova inoltre il 40% delle riserve di ferro della Cina oltre a cospicui giacimenti di carbone, oro, rame, piombo, borace e petrolio. Secondo l’agenzia ufficiale cinese Xinhua, il 31 ottobre 1995 la Cina ha incrementato lo sfruttamento delle risorse minerarie della Regione Autonoma Tibetana. Gli introiti derivanti da questo sfruttamento sono stimati nell’ordine di 78.27 miliardi di dollari americani. La denuncia (nei documenti delle ONG) dell'occupazione cinese è stata una delle due ragioni indicate da Condoleeza Rice (Consigliere per la sicurezza nazionale nell'amministrazione USA) per l'abbandono da parte degli USA della Conferenza di Durban contro il razzismo. L'altra, come sapete, era la denuncia di Israele. Per i curiosi, i verbali delle prepcom dovrebbero ancora essere nel sito dell'Alto Commissario per i Diritti Umani.
|